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"I ragazzi del 3000 – il protagonismo dei ragazzi oggi e domani", questo è stato il titolo del campo nazionale per membri di equipe ACR alla quale abbiamo partecipato io, Chiara e Letizia a Valfurva (SO) dal 29 luglio al 3 agosto.
Perché andare a un campo nazionale?

Prima di tutto perché non vai per te, ma per vivere qualcosa di importante da riportare, per arricchire le nostre comunità e i ragazzi che siamo chiamati a incontrare. Responsabilità, risposta, questa parola ha risuonato in ogni intervento e sicuramente è una delle parole che mi porto a casa. Altro motivo per cui è bello vivere un campo nazionale è conoscere persone di tutta Italia che, come te, vogliono bene all'AC, ci vivono, condividono le fatiche, le gioie e hanno voglia di camminarci dentro; tante realtà così diverse (pensate a un ragazzo siciliano che fa una passeggiata a 2000 metri sotto un ghiacciaio...con le converse! O a una ragazzo di Como, abituato a cantare cori alpini, che si cimenta nel dialetto campano!) che però condividono il nostro stesso cammino, che vivono lo stesso essere Azione Cattolica, spesso con le stesse difficoltà, a contatto con ragazzi diversi, ma con gli stessi desideri, gli stessi sogni!
Siamo partiti con un'istantanea sul mondo dei bambini e dei ragazzi, guidati da professionisti che per motivi diversi lavorano a contatto con alcuni ambiti della loro vita, abbiamo proseguito analizzando cosa vuol dire per un ragazzo essere protagonista della sua vita, nella nostra Chiesa e nella società. Ci siamo confrontati a lungo coi relatori e tra di noi, con laboratori molto pratici su come concretizzare nei nostri gruppi gli spunti che ci sono stati dati.
È stato con noi il neo-presidente nazionale, Matteo Truffelli, col quale abbiamo parlato della scelta di protagonismo in AC: l'adesione. Il presidente ci ha davvero stimolato molto (1 ora e mezzo di dibattito con giovani educatori credo sia un segnale molto importante), aiutandoci a riflettere sul nostro essere associazione, collegandosi continuamente con l'Evangelii Gaudium e con le parole che Papa Francesco ci ha consegnato nel suo incontro di maggio: rimanere, andare, gioire. "Non ci si salva da soli, ma camminando nella chiesa, è il cammino di un popolo"; essere associazione è l'anticorpo al virus della tristezza individualista che è il male più grande della nostra epoca. Questo essere associazione, questo cammino insieme, deve coinvolgere i nostri ragazzi oggi, non in quanto adulti di domani, ma in quanto discepoli missionari di adesso, protagonisti dell'annuncio, sono chiamati anche loro oggi a una responsabilità negli ambiti in cui vivono, nelle loro famiglie. Sta a noi educarli a sentirsi parte di una storia e renderli non destinatari di qualcosa, ma ricchezza per l'associazione, per la Chiesa e per la nostra società.
Matteo ci ha invitato ad essere dei "rompiscatole" perché vogliamo bene alla Chiesa, ai sacerdoti e alle nostre comunità e se davvero stiamo vivendo un'esperienza bella, che ci cambia la vita non possiamo tenerla solo per noi, ma abbiamo il dovere di trasmetterla a chi non la conosce!
L'AC non si sceglie i luoghi, non sceglie i preti, non sceglie le comunità, ma sta ovunque e sta con tutti, senza scegliersi. L'AC non è un servizio al quale sono chiamato solo in questo momento, è camminare nell'associazione, in questa chiesa, nella mia comunità.

Nelle conclusioni Teresa Borrelli, responsabile nazionale ACR, ci ha mostrato come nella bibbia ci siano numerosi esempi di bambini e ragazzi protagonisti dell'annuncio e di quanto siano stati preziosi per la nostra storia. Teresa ci ha richiamati e sentirsi sempre più associazione, restando sempre collegati con il cammino proposto dal centro nazionale e con gli strumenti messi a disposizione, che sono sempre più di alto livello. Ci ha invitato ad essere educatori che sanno perdere tempo, appassionati, preparati e completi e ha invitato noi responsabili a fare sì che i giovani siano accompagnati e formati nel loro mettersi a servizio a scoprire e a vivere questi aggettivi.
Sono stati 5 giorni intensi, molto intensi, giornate piene piene, come in tutti gli appuntamenti nazionali dell'AC....non si può perdere tempo! Io, Chiara e Letizia siamo tornate a casa stanche, ma con tanta voglia di "rimboccarsi le maniche" e di riportare con entusiasmo nella nostra diocesi, ai nostri ragazzi e ai nostri educatori tutto quello che abbiamo vissuto, guidati dall'icona biblica dell'AC del prossimo anno che sarà "Coraggio, sono io" (Mc 6,45-52), un brano impegnativo, che ci invita a riscoprire lo sguardo di Gesù sulla nostra storia e il nostro sguardo su Gesù.
Concludo con l'augurio che viene dallo slogan dell'ACR per il prossimo anno che sia davvero "Tutto da scoprire" perché come dice il nuovo inno (imparato a memoria al campo!!!!)
"tutto da scoprire quello che mi porta a Te!
La inventiamo insieme questa formula perché
testimoniando la Parola, rendendola ogni volta nuova,
con l'ACR "ci riesco anch'io"!".

Buon cammino!

Maria Chiara Serena
Responsabile diocesana ACR