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Domenica 3 Febbraio scorso si è svolta a Fiesole, presso il seminario vescovile, l’assemblea diocesana dell’Azione Cattolica.

In questo anno siamo chiamati a generare e in modo particolare il momento dell’assemblea ha invitato a riflettere sul generare alla responsabilità.

Già dal sabato sera, in un momento di condivisione tra il consiglio diocesano e Monica Del Vecchio, incaricata nazionale per la promozione associativa, è stato possibile iniziare a confrontarsi su questo tema. Se è stato facile dire cosa viene associato alla responsabilità o risponde al quesito “Di chi mi sento responsabile?”, non è stato altrettanto semplice trovare risposta alla domanda “Di cosa mi sento responsabile?”. Perché a volte accanto alla responsabilità emergono dei dubbi sulle possibilità di riuscita, ma c’è sempre, sull’altra faccia della medaglia, quella domanda: “E se un po’ ci riesco?”.

Nella mattinata di domenica, grazie a Monica e al suo spirito coinvolgente, la responsabilità, parola che talvolta tanto spaventa per il peso che si porta appresso, è stata letta alla luce del generare e del rigenerare. Siamo infatti tutti consapevoli come la responsabilità sia un “tema impopolare” e come la prima parola che le viene spesso associata sia “fatica” (fatica che oltretutto è cosa più che umana), ma cosa succede se proviamo a cambiare punto di vista? Giriamo la medaglia. La responsabilità è quindi un atteggiamento del cuore, se attraversa, attraversa in tutto, non a metà ed è qui che genera alla gioia e che rigenera. Rigenera l’umano, rigenera le storie per rigenerare la storia, rigenera l’oggi. Questo perché ognuno si scopre chiamato e chiamato alla vita, nella misura più alta, la santità, custodendo sempre chi è, con le proprie fragilità. Custodire non vuol dire trattenere e lo spazio è uno spazio di serenità. La vita allora non è un alibi, ma uno strumento, che però non deve portare ad avere l’ansia di produrre un determinato risultato. Ciascuno di noi opera tutto questo non guardando a coloro che lo hanno preceduto, ma facendo ciò che lui può fare nell’oggi, partendo da se stesso, con la consapevolezza che “non si è mai pronti, si è chiamati!”.

Nel pomeriggio l’assemblea si è assunta subito una responsabilità. Sono state infatti presentate le modifiche apportate all’Atto Normativo Diocesano, proposte dal consiglio diocesano stesso, con conseguente dibattito ed ulteriore modifica. Le modifiche sono state poi votate.

Una volta votato ognuno è tornato a casa, canticchiando forse quella strofa che recita “Ma non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parto da me”.

Costanza Stocchi
Consigliera diocesana Settore Giovani

Notizie dall'AC Nazionale

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Domenica 3 Febbraio scorso si è svolta a Fiesole, presso il seminario vescovile, l’assemblea diocesana dell’Azione Cattolica.

In questo anno siamo chiamati a generare e in modo particolare il momento dell’assemblea ha invitato a riflettere sul generare alla responsabilità.

Già dal sabato sera, in un momento di condivisione tra il consiglio diocesano e Monica Del Vecchio, incaricata nazionale per la promozione associativa, è stato possibile iniziare a confrontarsi su questo tema. Se è stato facile dire cosa viene associato alla responsabilità o risponde al quesito “Di chi mi sento responsabile?”, non è stato altrettanto semplice trovare risposta alla domanda “Di cosa mi sento responsabile?”. Perché a volte accanto alla responsabilità emergono dei dubbi sulle possibilità di riuscita, ma c’è sempre, sull’altra faccia della medaglia, quella domanda: “E se un po’ ci riesco?”.

Nella mattinata di domenica, grazie a Monica e al suo spirito coinvolgente, la responsabilità, parola che talvolta tanto spaventa per il peso che si porta appresso, è stata letta alla luce del generare e del rigenerare. Siamo infatti tutti consapevoli come la responsabilità sia un “tema impopolare” e come la prima parola che le viene spesso associata sia “fatica” (fatica che oltretutto è cosa più che umana), ma cosa succede se proviamo a cambiare punto di vista? Giriamo la medaglia. La responsabilità è quindi un atteggiamento del cuore, se attraversa, attraversa in tutto, non a metà ed è qui che genera alla gioia e che rigenera. Rigenera l’umano, rigenera le storie per rigenerare la storia, rigenera l’oggi. Questo perché ognuno si scopre chiamato e chiamato alla vita, nella misura più alta, la santità, custodendo sempre chi è, con le proprie fragilità. Custodire non vuol dire trattenere e lo spazio è uno spazio di serenità. La vita allora non è un alibi, ma uno strumento, che però non deve portare ad avere l’ansia di produrre un determinato risultato. Ciascuno di noi opera tutto questo non guardando a coloro che lo hanno preceduto, ma facendo ciò che lui può fare nell’oggi, partendo da se stesso, con la consapevolezza che “non si è mai pronti, si è chiamati!”.

Nel pomeriggio l’assemblea si è assunta subito una responsabilità. Sono state infatti presentate le modifiche apportate all’Atto Normativo Diocesano, proposte dal consiglio diocesano stesso, con conseguente dibattito ed ulteriore modifica. Le modifiche sono state poi votate.

Una volta votato ognuno è tornato a casa, canticchiando forse quella strofa che recita “Ma non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parto da me”.

Costanza Stocchi
Consigliera diocesana Settore Giovani

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