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Quando a settembre i responsabili dell’Azione Cattolica si sono ritrovati a Villa il Cernitoio, per progettare il nuovo anno, si erano dati due coordinate: fiducia e flessibilità.
Il tempo che stiamo vivendo sta richiedendo a tutti un necessario e continuo cambiamento del quale però spesso non riusciamo a predire né le conseguenze né la prospettiva, trovandoci in una condizione di precarietà per alcuni anche molto dolorosa e difficile.
I cristiani non possono però passivamente osservare e lasciarsi travolgere da questa sensazione di scoraggiamento e di resa, non possono farlo perché hanno una prospettiva, hanno (e non possiamo dimenticarlo), una roccia su cui confidare: il Signore, che è nella barca in mezzo a noi come anche Papa Francesco ci ha ricordato il 27 marzo. Abbiamo bisogno di riscoprire con fiducia la Sua presenza anche in questo tempo. Abbiamo bisogno, in questa nuova stretta a cui la pandemia ci sta costringendo, di rinsaldare le fila delle nostre comunità, abbiamo bisogno di non sentirci soli, abbiamo bisogno di riscoprirci capaci di condividere, anziché chiuderci nella paura o diffidenza. Abbiamo bisogno di sostenerci, di raccontarci, di chiedere aiuto e di poterlo trovare.
Queste riflessioni, che stiamo maturando e condividendo in questi ultimi tempi nel Consiglio diocesano, ci hanno spinto a cercare nove forme per provare a dare una mano, ponendoci a servizio delle nostre parrocchie e dei nostri territori. In particolare, degli educatori e di tutti i catechisti che hanno a cuore i loro ragazzi, gli adolescenti, i giovani e le famiglie e che desiderano, ora, stare loro accanto ritrovando occasioni e modi per intrecciare di nuovo il tessuto delle nostre comunità.
Da qui è nata la proposta di un Corso per educatori e Catechisti che possa fornire strumenti e idee pratiche per riavviare la vita dei gruppi, tenendo conto dell’esperienza di questo tempo e di quello che comporta oggi vivere le relazioni a distanza per garantire la sicurezza e la salute di tutti. In questo momento siamo chiamati a vivere questa esperienza, non un’altra. È questa la quotidianità in cui siamo chiamati ad esprimere la nostra speranza, il nostro impegno fiducioso per far sì che nessuno si senta abbandonato.

Sabato 4 Luglio l’Azione Cattolica diocesana ha concluso il ciclo di Incontri on line di Parole in Azione iniziato il 9 Maggio scorso. Il percorso è stata una bella sfida che ha sollecitato l’associazione a confrontarsi con nuovi strumenti e modalità di comunicazione per restare accanto alle persone in questo particolare momento per aiutarle a riflettere, accogliere e lasciarsi sollecitare da ciò che abbiamo vissuto e ancora viviamo e per provare insieme a ricollocarlo nella grande prospettiva di un rinnovato umanesimo cristiano.
È stato un percorso denso di stimoli e sollecitazioni che certamente avranno la necessità di essere raccolte metabolizzate e concretizzate nelle proposte future di vita comunitaria e personale.
L’ultimo incontro sulla Condivisione è stato svolto grazie all’eccellente contributo del Prof. Luca Alici, un degno coronamento al cammino fatto.
Luca Alici è professore associato di Filosofia Politica presso il Dipartimento Fissuf dell’Università degli Studi di Perugia; è Project Leader della Fondazione Lavoroperlapersona, responsabile dell’Ufficio Studi di Rondine Cittadella della Pace e autore di diverse pubblicazioni su tematiche politiche. 
Nell’esordio della sua relazione ha sottolineato che la Condivisione ha una natura intrinsecamente politica, intendendo quest’ultima come architettura della convivenza.
Condividere dunque è un’esperienza politica in quanto consiste nel costante esercizio di capire cosa ciascuno ha in comune con l’altro, cosa di sé può mettere in comune e cosa lo distingue invece dall’altro in quanto proprio e tipico. La condivisione presuppone dunque sia saper distinguere ciò che è proprio di sé (evitandone la diluzione o la fusione nell’altro), sia sapere cosa di sé mettere in comune. Condividere è quindi umanamente faticoso e ne dobbiamo essere consapevoli. È un continuo mettersi alla prova nella relazione con l’altro senza dissiparsi in lui ma mettendo in comune, perché esiste qualcosa in comune. 

Sabato 6 giugno alle ore 17.30 si è svolto il 2°incontro su piattaforma digitale del percorso “Parole in Azione”, itinerario di formazione che l’A.C. ha proposto ad adulti e giovani della nostra diocesi. Dopo aver ascoltato a maggio il professore Dotti sul tema del “Silenzio”, questa volta ci siamo fatti incantare dalle parole di Giovanni Grandi, professore di Filosofia Morale dell’Università degli Studi di Trieste, membro della Direzione della rivista “Dialoghi” e tra i fondatori dell’iniziativa “Parole O_Stili” per la promozione di stili di comunicazione non violenti online.
E quindi a chi chiedere, se non a lui, di parlarci di un tema complesso e affascinante quale quello di “Parola e parole”? Tantissimi gli spunti e gli stimoli che ci ha dato: non sarà facile, ma provo qui a sintetizzarne alcuni.
Grandi ha esordito dicendoci che parole e silenzio sono due realtà che stanno insieme e che la parola, prima di essere dialogo, è qualcosa che nasce dentro di noi.Nella tradizione occidentale, il silenzio è il luogo della parola, anzi di tante parole e diventa fondamentale imparare a fare ordine e muoversi tra questa diversità e pluralità di parole interiori.