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Sono già due anni che per motivi diversi non partecipo ad un campo estivo dell’AC, ma non per questo mi sento lontano dall’associazione e come negli ultimi anni ho partecipato comunque alla preparazione dei campi e ai momenti formativi e organizzativi che li hanno preceduti.
Adesso, al termine dell’estate mi sono chiesto come ho vissuto questo periodo e come l’appartenenza all’AC abbia influito nel mio vissuto quotidiano e nella mia fede.
Partirei quindi dal tema scelto per i campi adulti, “Adulti cercasi - essere generativi oggi”, per ricollocarmi all’interno di questo cammino.
Una canzone dei GEN Verde che il tema mi ha evocato dice: “Vivere la vita è l'avventura più stupenda dell'amore, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e generare ogni momento il paradiso è quello che Dio vuole da te”. 
Allora ci sono dentro! In questo periodo ho fatto principalmente questo, ho vissuto la vita! Goccia a goccia, minuto dopo minuto, passando da un’ora di lavoro all’altra, da un momento di tempo libero all’altro, da un pronto soccorso all’altro, da un gesto di tenerezza a un gesto di responsabilità, vivendo fianco a fianco con i miei cari, con i miei colleghi, con le persone che ho incontrato, consapevolmente. 
Guardo indietro e non trovo i bei momenti passati in compagnia degli amici al campo, ma un sottilissimo filo mi lega a ciascuno di loro: il senso di appartenenza, il desiderio di crescere insieme agli altri nel confronto, nella preghiera e nell’amicizia. In questo periodo però ho vissuto in pieno la mia adultità, sono anche stato generativo? Forse più nei confronti dei genitori che delle figlie, ma penso di esserlo stato appieno.
A questo punto parliamo del tema del campo adultissimi; “Chiamati ad essere felici”. Una ricca riflessione sulle Beatitudini; queste ci riportano all’essenziale, ci danno lo sfondo nel quale la vita va vissuta. La felicità è la condizione che ci riconduce all’importanza di affondare le proprie radici nella fede, non è possibile vivere la vita, felici, senza radici profonde nello spirito. 
La vita è una cosa meravigliosa, ma ti vuole vedere in faccia ogni giorno e a volte ti presenta il conto, ma l’importante è viverla “e generare ogni momento il paradiso”. Ogni attimo vissuto è generativo in ogni condizione e situazione se vissuto con amore, se donato con generosità, se vissuto nelle Beatitudini.
Veniamo allora alle mie domande iniziali ed è chiaro che l’appartenenza all’AC, ma più che altro la formazione, le relazioni e lo stile dell'AC abbiano influito e influiscono ogni giorno nel mio vissuto quotidiano e nella mia fede.
Sono però in vena di quesiti e sorgono spontanee nuove domande: cosa può fare ancora l’AC per aiutare le persone a vivere la vita? questo mix di formazione, relazioni, interiorità, stile... come deve essere bilanciato?
Il cammino della vita ciascuno lo percorre affiancato da altre persone: la famiglia, i colleghi, gli amici, ma a volte, in certi momenti, la salita che si affronta ci lascia sbigottiti e guardandosi attorno non si scorge nessuno; una canzone di Jovanotti dice: 
Un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te 
Ma ti guardi intorno e invece non c'è niente Io lo so che non sono solo 
...
Anche quando sono solo 
Io lo so che non sono solo 
E rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
Non posso che ripartire dalla mia esperienza ed è in AC che mi sono fortificato nella fede e nella convinzione “che non sono solo, Anche quando sono solo” e il riferimento ovvio va a Dio, a questa meravigliosa relazione con l'Altro che ci aiuta in ogni momento e ci accompagna; a questa fede che si nutre anche del dubbio e della debolezza di ciascuno; a questo Signore della vita, Cristo Crocifisso, che ci accoglie e ci sostiene dicendoci: coraggio io sono con te, io vivo con te; a questo "cielo" che più profondo non può essere. Ed è in AC che ho trovato quel "cielo" che è fatto di tanti Tabor in cui piazzare le tende: Incontri, Campi, Esercizi spirituali... "come è bello per noi stare qui", ma è sempre in AC che ho imparato a scendere da quei Tabor e a rituffarmi nella vita. In quel mix di ingredienti che si mescolano in AC, non può quindi mancare una buona dose di Altro, di Oltre, di vita spirituale, di esperienze significanti e significative.
In AC, ho potuto vivere in relazione. Il rapporto con gli altri, con coloro che come me e insieme a me, percorrono le vie della vita; una rete di amicizie con le quali non mi sento solo a vivere la vita. A volte basta il pensiero, a volte basta una chiamata o un chattino, a volte serve una pacca sulla spalla, una stretta di mano o magari un abbraccio. La relazione, ossia quel che in grande si configura come esperienza di comunità, di comunione, di vita insieme agli altri è sicuramente un ingrediente fondamentale da non dare mai per scontato. Quante incomprensioni o chiusure possono danneggiare la relazione. Questa estate ho anche fatto la mia seconda meridiana e il motto recita: "è ora ama", non possiamo aspettare domani, è ora, oggi, il momento giusto per amare gli altri. Quanto l'AC può essere scuola di formazione per vivere relazioni autentiche, improntate all'amore del prossimo, non perdiamo mai l'occasione di dimostrarlo.
In AC, ho avuto gran parte di quella formazione che mi permette di galleggiare in quello che, a volte, è il "fango" della vita, quella formazione che ci richiama alla responsabilità di adulti e di cristiani, quella formazione che ci fa consapevoli del nostro battesimo e della missione, nel mondo, alla quale ciascuno è chiamato a operare. Quanto diventa importante allora che la formazione sia aderente alla vita di tutti i giorni, alla vita vera, all'autentica vita vissuta. Solo così si può recuperare quella "popolarità" cara all'AC di qualche anno fa, ma che ci fa essere più vicini alle persone che ci vivono accanto, a coloro che insieme a noi sguazzano in quel "fango" citato da Jovanotti. Una formazione che possa far diventare ciascuna vita vissuta una vita evangelica, ossia ispirata ai valori evangelici.
"Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che 
Hanno ancora il coraggio di innamorarsi 
E una musica che pompa sangue nelle vene 
E che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi 
Smettere di lamentarsi 
Che l'unico pericolo che senti veramente 
È quello di non riuscire più a sentire niente 
Di non riuscire più a sentire niente 
Il battito di un cuore dentro al petto 
La passione che fa crescere un progetto 
L'appetito la sete l'evoluzione in atto 
L'energia che si scatena in un contatto "
A suo modo Jovanotti traccia una strada, ma anche noi che siamo l'AC, noi che ne facciamo parte, abbiamo necessità di accendere quel battito di cuore dentro al petto, abbiamo bisogno di quella passione che fa crescere un progetto. Diventerà così più semplice “vivere la vita e generare ogni momento il paradiso”.
Io al campo non c'ero fisicamente, ma sentivo e sento di camminare con chi c'era, sentivo e sento questa appartenenza e questa vicinanza, mentre mi fondevo con il cielo e con il fango.
 Tiziano Broccoli,
Consigliere diocesano e Coordinatore zonale
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Sono già due anni che per motivi diversi non partecipo ad un campo estivo dell’AC, ma non per questo mi sento lontano dall’associazione e come negli ultimi anni ho partecipato comunque alla preparazione dei campi e ai momenti formativi e organizzativi che li hanno preceduti.
Adesso, al termine dell’estate mi sono chiesto come ho vissuto questo periodo e come l’appartenenza all’AC abbia influito nel mio vissuto quotidiano e nella mia fede.
Partirei quindi dal tema scelto per i campi adulti, “Adulti cercasi - essere generativi oggi”, per ricollocarmi all’interno di questo cammino.
Una canzone dei GEN Verde che il tema mi ha evocato dice: “Vivere la vita è l'avventura più stupenda dell'amore, è quello che Dio vuole da te. Vivere la vita e generare ogni momento il paradiso è quello che Dio vuole da te”. 
Allora ci sono dentro! In questo periodo ho fatto principalmente questo, ho vissuto la vita! Goccia a goccia, minuto dopo minuto, passando da un’ora di lavoro all’altra, da un momento di tempo libero all’altro, da un pronto soccorso all’altro, da un gesto di tenerezza a un gesto di responsabilità, vivendo fianco a fianco con i miei cari, con i miei colleghi, con le persone che ho incontrato, consapevolmente. 
Guardo indietro e non trovo i bei momenti passati in compagnia degli amici al campo, ma un sottilissimo filo mi lega a ciascuno di loro: il senso di appartenenza, il desiderio di crescere insieme agli altri nel confronto, nella preghiera e nell’amicizia. In questo periodo però ho vissuto in pieno la mia adultità, sono anche stato generativo? Forse più nei confronti dei genitori che delle figlie, ma penso di esserlo stato appieno.
A questo punto parliamo del tema del campo adultissimi; “Chiamati ad essere felici”. Una ricca riflessione sulle Beatitudini; queste ci riportano all’essenziale, ci danno lo sfondo nel quale la vita va vissuta. La felicità è la condizione che ci riconduce all’importanza di affondare le proprie radici nella fede, non è possibile vivere la vita, felici, senza radici profonde nello spirito. 
La vita è una cosa meravigliosa, ma ti vuole vedere in faccia ogni giorno e a volte ti presenta il conto, ma l’importante è viverla “e generare ogni momento il paradiso”. Ogni attimo vissuto è generativo in ogni condizione e situazione se vissuto con amore, se donato con generosità, se vissuto nelle Beatitudini.
Veniamo allora alle mie domande iniziali ed è chiaro che l’appartenenza all’AC, ma più che altro la formazione, le relazioni e lo stile dell'AC abbiano influito e influiscono ogni giorno nel mio vissuto quotidiano e nella mia fede.
Sono però in vena di quesiti e sorgono spontanee nuove domande: cosa può fare ancora l’AC per aiutare le persone a vivere la vita? questo mix di formazione, relazioni, interiorità, stile... come deve essere bilanciato?
Il cammino della vita ciascuno lo percorre affiancato da altre persone: la famiglia, i colleghi, gli amici, ma a volte, in certi momenti, la salita che si affronta ci lascia sbigottiti e guardandosi attorno non si scorge nessuno; una canzone di Jovanotti dice: 
Un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te 
Ma ti guardi intorno e invece non c'è niente Io lo so che non sono solo 
...
Anche quando sono solo 
Io lo so che non sono solo 
E rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
Non posso che ripartire dalla mia esperienza ed è in AC che mi sono fortificato nella fede e nella convinzione “che non sono solo, Anche quando sono solo” e il riferimento ovvio va a Dio, a questa meravigliosa relazione con l'Altro che ci aiuta in ogni momento e ci accompagna; a questa fede che si nutre anche del dubbio e della debolezza di ciascuno; a questo Signore della vita, Cristo Crocifisso, che ci accoglie e ci sostiene dicendoci: coraggio io sono con te, io vivo con te; a questo "cielo" che più profondo non può essere. Ed è in AC che ho trovato quel "cielo" che è fatto di tanti Tabor in cui piazzare le tende: Incontri, Campi, Esercizi spirituali... "come è bello per noi stare qui", ma è sempre in AC che ho imparato a scendere da quei Tabor e a rituffarmi nella vita. In quel mix di ingredienti che si mescolano in AC, non può quindi mancare una buona dose di Altro, di Oltre, di vita spirituale, di esperienze significanti e significative.
In AC, ho potuto vivere in relazione. Il rapporto con gli altri, con coloro che come me e insieme a me, percorrono le vie della vita; una rete di amicizie con le quali non mi sento solo a vivere la vita. A volte basta il pensiero, a volte basta una chiamata o un chattino, a volte serve una pacca sulla spalla, una stretta di mano o magari un abbraccio. La relazione, ossia quel che in grande si configura come esperienza di comunità, di comunione, di vita insieme agli altri è sicuramente un ingrediente fondamentale da non dare mai per scontato. Quante incomprensioni o chiusure possono danneggiare la relazione. Questa estate ho anche fatto la mia seconda meridiana e il motto recita: "è ora ama", non possiamo aspettare domani, è ora, oggi, il momento giusto per amare gli altri. Quanto l'AC può essere scuola di formazione per vivere relazioni autentiche, improntate all'amore del prossimo, non perdiamo mai l'occasione di dimostrarlo.
In AC, ho avuto gran parte di quella formazione che mi permette di galleggiare in quello che, a volte, è il "fango" della vita, quella formazione che ci richiama alla responsabilità di adulti e di cristiani, quella formazione che ci fa consapevoli del nostro battesimo e della missione, nel mondo, alla quale ciascuno è chiamato a operare. Quanto diventa importante allora che la formazione sia aderente alla vita di tutti i giorni, alla vita vera, all'autentica vita vissuta. Solo così si può recuperare quella "popolarità" cara all'AC di qualche anno fa, ma che ci fa essere più vicini alle persone che ci vivono accanto, a coloro che insieme a noi sguazzano in quel "fango" citato da Jovanotti. Una formazione che possa far diventare ciascuna vita vissuta una vita evangelica, ossia ispirata ai valori evangelici.
"Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che 
Hanno ancora il coraggio di innamorarsi 
E una musica che pompa sangue nelle vene 
E che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi 
Smettere di lamentarsi 
Che l'unico pericolo che senti veramente 
È quello di non riuscire più a sentire niente 
Di non riuscire più a sentire niente 
Il battito di un cuore dentro al petto 
La passione che fa crescere un progetto 
L'appetito la sete l'evoluzione in atto 
L'energia che si scatena in un contatto "
A suo modo Jovanotti traccia una strada, ma anche noi che siamo l'AC, noi che ne facciamo parte, abbiamo necessità di accendere quel battito di cuore dentro al petto, abbiamo bisogno di quella passione che fa crescere un progetto. Diventerà così più semplice “vivere la vita e generare ogni momento il paradiso”.
Io al campo non c'ero fisicamente, ma sentivo e sento di camminare con chi c'era, sentivo e sento questa appartenenza e questa vicinanza, mentre mi fondevo con il cielo e con il fango.
 Tiziano Broccoli,
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