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ELEMEMTARI - SAN MARTINO

Questa è stata la mia prima volta come capogruppo. Quando ho scelto di farlo ero già entrata in uno stato di ansia notevole, hai la responsabilità di fare il meglio per quei bambini che le diverse famiglie ti hanno affidato, e avevo molta paura per questo; arrivata lì, dopo un po' di smarrimento iniziale è stato tutto molto facile, perché i bambini hanno una capacità incredibile di farti sentire accolta in mezzo a loro, anche se ti hanno conosciuto da poche ore, e da lì tutto è andato come doveva andare… giochi a non finire, lavoretti di natale e attività di gruppo. Abbiamo lavorato su due parole in particolare: l’ascolto e la meraviglia, leggendo e commentando un brano tratto dal vangelo di Luca, in linea con il tema associativo nazionale di questo anno. Se ripenso alla prima parola mi fa sorridere ricordare come fosse impegnativo farsi ascoltare, quando dicevi di andare a letto, e puntualmente non succedeva, e allora dovevi insistere un po'… ma alla fine questo è stato proprio il bello.  Non sono mancati formativi e di preghiera, grazie anche a Don Francesco Rizzi che ci ha accompagnati in questa esperienza straordinaria. Infine, vorrei ringraziare tutti i miei compagni che mi hanno fatto vivere a pieno lo spirito dei mini ritiri.

Chiara Fabiani

Al mio primo anno in equipe ACR ho avuto la fortuna di andare da capogruppo al Cimone dopo aver già vissuto questa esperienza più volte anni fa, quando ancora rientravo nell’età dei partecipanti al campo.Come prima esperienza da animatore nell’AC è stata sicuramente molto positiva, infatti è stato stupendo vedere i ragazzi divertirsi e stare insieme dopo lo stop di un anno dovuto alla situazione sanitaria. Il nostro compagno di viaggio in questa settimana è stato Giona, tramite la cui storia abbiamo riflettuto ogni giorno su un atteggiamento diverso. Il tema del campo è stato molto accattivante per i ragazzi, infatti nei momenti di confronto in gruppo sul tema del giorno ci sono stati molti interventi e un’importante condivisione di molti episodi della loro vita.
Ovviamente ancora il numero di persone non è quello a cui siamo abituati per un campo del genere, ma è stato importantissimo ricominciare a vivere certe esperienze, in primis per i ragazzi, ma anche per noi capogruppo e sicuramente per tutta l’AC.Giulio Torricelli educatore équipe ACRIl campo ACR, un'esperienza unica e indimenticabile. Il campo ti fa vivere delle emozioni che ti segnano nel profondo, nel profondo del cuore, in quella parte che nessuno potrà mai cancellare. Durante la settimana al campo non si impara solo a stare con gli altri, a comunicare, a divertirsi, a stare agli scherzi, ad imparare dai propri sbagli e a collaborare, ma anche a stare in relazione con Dio e a parlare con lui. I momenti di preghiera sono sempre presenti in una giornata al Cimone, ognuno così può esprimere le proprie senzazioni, emozioni, sentimenti, sbagli ed errori.Un altro momento speciale si svolge la sera della Veglia. È un'occasione importante per l'intero campo. Quello è il momemto perfetto per stare il più vicino a Dio e poter esprimere le proprie preghiere di gioia e gratitudine.Il campo ACR è un'avventura indelebile anche per le persone che conosci, che ti ricorderai per sempre. Se vuoi, puoi fare amicizia e creare rapporti stupendi non solo con i tuoi compagni di squadra e coetani ma anche con gli educatori, persone che ti insegnano a rispettare gli altri, a divertirti e ad essere felice sempre! È una settimana stupenda e anche se finisce ce la ricorderemo per sempre, le amicizie trovate andranno avanti e le cose imparate cercheremo di metterle in pratica nei momenti di bisogno! Provate questa esperienza, è un'avventura diversa ogni anno.Questo è stato il mio primo anno ma sicuramente sò che l'anno prossimo non sarà sicuramente uguale a quest'anno, non proverò mai le stesse emozioni.

Sara Stefanelli


#restiamoACasa Questo l’hashtag che l’Azione Cattolica a livello nazionale ha utilizzato come slogan in questo periodo così delicato.
L’ACR Fiesolana a livello parrocchiale e diocesano ha subito seguito le norme ministeriali applicate dal governo e del paese interrompendo, ancor prima del lockdown, gli incontri dei gruppi parrocchiali in concomitanza con la scelta nazionale della chiusura delle scuole. È dalla prima settimana di marzo che i nostri educatori non hanno modo di vivere l’appuntamento settimanale con i propri bambini e ragazzi.
È stato un mese e mezzo di interrogativi, di pensieri e parole su come star vicini a loro e alle loro famiglie, su come fargli sentire la nostra presenza.
Ragazzi e bambini sono i meno colpiti dal coronavirus ma travolti dalla quarantena: niente scuole, attività ludiche e sport. Si annoieranno? Come affrontare, noi e loro, le giornate domestiche? Come poter continuare con loro un cammino di fede a distanza? Quali gli strumenti migliori?

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