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Nel fine settimana  11-12 dicembre scorso si è svolta presso Sant’Agata in Arfoli una due giorni di riflessione e preghiera per i giovani organizzata dall’Azione Cattolica diocesana, dal titolo “Non ve ne accorgete?” (Isaia 43, 19). Filo conduttore degli spunti e delle testimonianze proposte è stato la gratitudine, perché se crediamo, come ricorda il profeta da cui è stato tratto il titolo, che tutte le cose sono rinnovate nel Signore, noi cristiani possiamo leggere ogni avvenimento, compresi sofferenze e dolori, come parte di un disegno d’Amore più grande, e possiamo di conseguenza rendere grazie.

Così scrivono due partecipanti, riflettendo sull’esperienza:

«Non capita spesso di riuscire a fare spazio tra gli impegni che sommergono le nostre vite, ma da qualche tempo la voglia di ‘fermarsi’ rendeva ogni invito sempre più interessante. Non capita neanche spesso di sentirsi a casa, quando la comunità che ti accoglie non è esattamente la stessa in cui sei cresciuto. Ma è forse vero che non tanto la quantità di tempo trascorsa insieme consente un incontro pieno, quanto il tempo di qualità. Ecco, forse è così che può essere descritta questa manciata di ore trascorse a Sant’Agata in Arfoli. Vorremmo però soffermarci su alcune parole che in questi giorni hanno risuonato: rallentare, incontrare e, soprattutto, rendere grazie. Sono semplici e in prima battuta scontate, ma farne esperienza, gustarle e portarle a casa con un significato nuovo è sicuramente una grande sfida.

Rallentare il ritmo della vita quotidiana può diventare in certe fasi quasi una necessità, convinti che tenere vive domande come “Dove sei?” e “Dove stai andando?” sia possibile solo nutrendosi di lentezza e ascolto. Potersi incontrare è ogni volta una grande opportunità di crescita, che dipende sempre più dal desiderio di mettersi in gioco: faticoso certe volte, ma che, come in questi giorni, si accompagna a quel piacevole stupore del trovarsi su un cammino comune. Essere consapevoli di ciò di cui essere grati non è però esercizio banale: di quali doni rendere grazie? Sono capace davvero di comprendere la realtà in cui vivo per assaporare il bello ed il bene che esiste intorno a me? Padre Marian Paloka ci aiuta in questa riflessione, ricordandoci l’essenzialità di ben disporre i nostri occhi ed i nostri ricordi sia per vedere lucidamente l’oggi, che per fare memoria di quanto ieri abbiamo dato o, contrariamente, ci è stato donato. Ma compreso ciò, come rendere fecondo questo esercizio di vita se non offrendola a chi incontro nelle mie giornate? È però facile cadere nel rischio di tenere per sé il Bene ed il Bello di cui facciamo esperienza, ed il motivo è uno solo: la paura di perderlo. Come se tenessimo in ostaggio le relazioni, gli amici, e l’amore vissuto con essi, per il timore di perderne l’esclusiva. Offrire, ecco invece la sintesi del rendere grazie, dare e donare, gratis, a chi troviamo sulla strada, non tanto per raccogliere un giorno qualcosa in cambio, ma per vivere la piena libertà di chi non perde davvero niente nel riuscire a lasciare un pezzo di sé a chi incontra. Oltre la riflessione in sé, è probabile che ognuno di noi abbia fatto in qualche modo esperienza di offerta sincera, gratitudine piena, ben comprendendo quanto di bello si possa racchiudere in questo esercizio di guarigione del cuore. In quest’ottica, l’esperienza di Daria e Francesco, giovani sposi, non può che testimoniare quanto, anche nel dolore della perdita di Gaia, figlia appena nata affetta da trisomia 18, riuscire a dire Grazie, nonostante tutto, possa cambiare completamente la prospettiva. Due persone normali, una storia incredibile e una fede luminosa. Non si tratta forse, anche nella vita di ognuno di noi, di imparare a cambiare prospettiva?»

Diletta e Marco

Con tanto entusiasmo ci siamo ritrovati, dal 12 al 14 novembre, per vivere insieme un fine settimana diverso e inusuale. Sono oramai passati due lunghi e faticosi anni dall’ultima tre giorni GVSS dell’Azione Cattolica: la pandemia ha infatti congelato anche il nostro gruppo, finché finalmente ci ha concesso il campo scuola a Claviere di quest’estate. Era inevitabile quindi che alle tante vecchie “glorie” del passato si aggiungessero volti freschi e pronti alla nuova esperienza della tre giorni. La presenza motivata di 30 ragazze e ragazzi ha creato un clima davvero piacevole per tutto il gruppo, da noi adolescenti fino all’onnipresente Don Andrea, il nostro “Garga”. La tre giorni è stata la prova di quanto i legami creati durante l’estate siano forti e veri. Non c’è stata occasione in cui non venissero alla mente frammenti e memorie del campo, ai quali abbiamo aggiunto insieme piccoli pezzi, ricordi e nuove emozioni, che formano quel grande mosaico che è il cammino giovanissimi. Tante e, ci tengo a ripetere, tante sono state le occasioni per ridere serenamente, a cui abbiamo saputo alternare momenti per immergerci in importanti riflessioni.

“Stessa storia, stesso posto, stesso bar”, forse meglio dire “stesso rifugio”.

Sono rientrati infatti anche i Giovani di AC, che si sono dati il cambio con i Giovanissimi della settimana precedente al rifugio “La Capanna” di Claviere.

Con le mille difficoltà che ancora questo periodo ci impone, anche questo era un campo su cui avevamo puntato e scommesso: la voglia di incontrarsi, conoscere persone nuove o riabbracciare chi la pandemia ci aveva costretti a vedere soltanto dietro uno schermo è stata tangibile, nella fantastica cornice dei paesaggi alpini piemontesi. ù

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