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Mettiamo insieme i resoconti, le impressioni, i ricordi e le esperienze di un'estate vissuta ai campi estivi organizzati dalla nostra AC di Fiesole.

Dai Ragazzi agli Adulti passando dai Giovanissimi e dai Giovani, una rete di amicizie e relazioni che si estende fra le generazioni, una condivisione che arricchisce tutti.

CAMPOSCUOLA ACR Elementari- Cernitoio, Pelago ( dal 17 Luglio al 23 Luglio)

CAMPO GIOVANISSIMI

GIOVANI

CAMPOSCUOLA ADULTI di AC

Campo A.C.R. Il Cimone

CAMPOSCUOLA ACR Elementari- Cernitoio, Pelago ( dal 17 Luglio al 23 Luglio)
Un bel gruppo di 40 ragazzi e animatori ha vissuto il prezioso momento del Camposcuola sulle orme di Abramo. Ecco di seguito una testimonianza di due giovanissime educatrici.
I campi ACR sono sempre un momento di incontro e condivisione con gli altri e con Dio. Quest’anno il campo ACR per le elementari si è svolto al Cernitoio seguendo la figura di Abramo che ci ha aiutato a
riflettere su alcuni temi, come quello della gratitudine e della fiducia.
Dal punto di vista di noi educatori, uno dei momenti più difficili della giornata è senz’altro la riflessione nei gruppi dove i ragazzi devono essere spronati a esprimersi; sicuramente, però, è anche il momento più
intimo coi ragazzi, dato che mettono sempre un po’ di sé nelle situazioni e in ciò che viene raccontato.
La condivisione di abitudini, luoghi e pensieri diversi a volte può risultare difficile, sembrare irrealizzabile, ma con tanta forza di volontà e un clima di fiducia reciproca si può arrivare ad essere una mini-comunità.
Quando si dice che i bambini sono la bocca della verità è vero: essi spesso ti insegnano più di quanto possiamo aspettarci perché con semplicità rivelano ciò che sono.
Oltre ai momenti di riflessione e condivisone in gruppo, anche i momenti di gioco e svago ci hanno regalato molte lezioni.
È stato anche importante restituire ai ragazzi la normalità, ripartendo con i vari giochi di contatto e la vita di campo come ognuno di noi ha vissuto, eliminando le restrizioni causate dal Covid.
Nella settimana che si è al campo, oltre ai rapporti che stringiamo con altre persone, il rapporto con Dio si fa più forte, grazie ai tanti momenti di preghiera e, in particolare, ai momenti del deserto, in cui siamo da
soli e in silenzio con il Signore e della veglia di preghiera comunitaria.
Alla fine del campo, dopo essere usciti da quell’ambiente di condivisone, arriva il nostro compito: far tesoro delle ricchezze vissute e del nuovo rapporto che abbiamo instaurato con Dio.
In questo percorso alla scoperta della relazione con Dio e con gli altri, siamo stati aiutati dal nostro nuovo vescovo Stefano, che è venuto ad incontrarci per conoscerci e scoprire la realtà dell’Azione Cattolica di
Fiesole.
Al termine del campo, sia noi educatori che i ragazzi, portiamo a casa un bagaglio ricco di esperienze e insegnamenti. A prescindere dall’età l’AC rimane un ambiente di conoscenza e condivisione nonché
un’esperienza divertente che ognuno nella propria vita dovrebbe sperimentare.
Alessia Betti e Marta Ristori, educatrici dell’ACR 

CAMPO GIOVANISSIMI
Dal 25 al 31 luglio a Gressoney Saint Jean(AO) si è tenuto il campo giovanissimi al quale ho partecipato con altri sessanta ragazzi compresi tra i 13 e i 17 anni.
Si può pensare che con un numero così elevato di partecipanti e una forbice così ampia di età, sia difficile socializzare e legare con gli altri; in realtà, grazie alle varie attività proposte dalla magnifica equipe di educatori e dal clima che di conseguenza si crea all'interno del campo, si abbattono tutte le barriere che ci sarebbero al di fuori di esso e si afferma la consapevolezza che siamo tutti parte di una grande famiglia.
Anche i profondi momenti di preghiera e gli allegri Giochi creati al solo fine di annientare ogni singolo membro di ciascuna squadra hanno contribuito a plasmare un clima unico, se non raro, all'interno del campo.
Inoltre, a mio parere, il tema del campo era azzeccatissimo: ogni giorno dobbiamo affrontare varie scelte più o meno importanti per il nostro percorso di vita, e fare chiarezza su quelli che sono i nostri valori non può fare altro che esserci di aiuto.
Durante questa fantastica esperienza non è mancata neanche l'inaspettata presenza del Vescovo Stefano, il quale ci ha onorato della sua presenza per un intero giorno.
Ringrazio quindi tutti gli educatori, i Don, l'azione cattolica e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questa strepitosa esperienza, grazie alla quale sento di essere cresciuta un altro po'.
Altea Migliori

GIOVANI
"Prendersi cura": questa è stata la tematica che ci ha accompagnato durante il soggiorno nel monastero di Santa Maria della Neve e San Domenico a Pratovecchio (in Casentino). Il campo si è svolto tra l’8 e l’11 agosto anche se l’arrivo è avvenuto solo nel tardo pomeriggio e perciò gli incontri si sono svolti soltanto a partire dal 9. Benché sia stato un campo di pochi giorni, la permanenza è stata scandita da molte attività che ci hanno permesso sia di riposare che di riflettere sul tema scelto.
La prima attività svolta è stata la visita alla pieve di Romena dove abbiamo scritto su dei foglietti le risposte alle domande: che cosa significa per te prendersi cura, di chi ti prendi cura, di cosa ti prendi cura, chi si prende cura di te e qual è la cosa più difficile del prendersi cura. Durante la nostra visita abbiamo incontrato Don Luigi Verdi che ci ha raccontato di come la sua vita si sia legata indissolubilmente a questo luogo che ha ristrutturato e che continua a curare. Nel pomeriggio invece siamo andati al “Canto della Rana”, un parco naturalistico a pochi chilometri di distanza dal monastero nel quale l’Arno (che sgorga pochi chilometri più in alto) si avvicenda ad ampi prati e radure dove abbiamo passato un tranquillo pomeriggio. Infine, dopo cena, abbiamo assistito ad una mostra di opere d’arte all’interno del monastero che ci ospitava, dove erano state riposte tutte le opere appartenenti ai tre conventi da cui provengono le monache.
Il giorno successivo era stato organizzato in maniera analoga alla precedente, infatti, dopo la visita di Monsignor Fabio Celli, che ha condiviso il suo punto di vista sul tema del prendersi cura, siamo andati al castello di Romena e la sera abbiamo visto il film “Se mi vuoi bene”. Tra tutte le esperienze la relazione del Monsignore è stata molto utile in quanto ci sono stati donati spunti di riflessione molto interessanti sull’argomento.
Nella giornata conclusiva abbiamo commentato il film confrontando contemporaneamente le osservazioni maturate durante questi giorni di ritiro. Prima di tornare a casa, è venuto a portare il suo saluto anche Monsignor Stefano Manetti che ha celebrato l’ultima messa del campo.
Gabriele Moretti

CAMPOSCUOLA ADULTI di AC
“Abitare la casa abitare la vita”

Settanta Adulti  hanno condiviso insieme una settimana dal 31 Luglio al 7 Agosto a Folgaria  (TN)
Una settimana bella
Una settimana bella, quella trascorsa a Folgaria al campo adulti dell’Azione Cattolica. Mancavo da cinque anni e non avevo aspettative precise se non quella di trascorrere una piacevole esperienza.
Partecipare ad un campo scuola non è come fare una settimana di vacanza, questo è importante sottolinearlo per chi avesse intenzione di parteciparvi. La giornata è organizzata in modo da avere spunti di riflessione, momenti di preghiera e spazi di conoscenza e condivisione. Il tema proposto per quest’anno era “Abitare la casa, abitare la vita”: dopo due anni e mezzo in cui la pandemia ci ha costretto a casa, cercando con fantasia e resilienza di curare ogni aspetto della vita forzatamente domestica, ma anche soffrendo la distanza sociale imposta dalle restrizioni necessarie al contenimento, è stato importante ripensare a quanto il modo in cui abitiamo la casa, le case, della nostra vita dicono molto di noi e delle nostre relazioni.
Tutto nasce in casa e tutto passa da essa: come abitiamo i nostri spazi, organizziamo i tempi, come ci relazioniamo, come reagiamo agli imprevisti visitatori o quanta premura esprimiamo nei confronti dei nostri ospiti dice molto di noi e del modo in cui viviamo.
Ogni persona è una casa che contiene un prezioso e faticoso vissuto di cui spesso non ci viene concesso che un fugace sguardo dalle grate di un cancello esterno. Ricordiamocelo ogni volta che incontriamo qualcuno: c’è una soglia che possiamo attraversare solo chiedendo il permesso o dopo un invito, possibilmente togliendosi le scarpe per celebrare la sacralità, la complessità e la bellezza che si cela dietro ad ogni essere umano.
In questo senso, le testimonianze di Don Mauro Frasi e di alcuni ospiti della casa parrocchiale di Montevarchi e quella di Fiorenzo De Molli, responsabile della Casa della Carità di Milano, sono state un contributo davvero prezioso. Contemplare e ammirare sono stati i due verbi che hanno usato, senza che l’uno sapesse dell’altro, per indicare il primo scalino prima di varcare la soglia dell’umano. Siamo abituati a farlo davanti alle meraviglie della natura, ai tramonti, alle opere d’arte ma non ci viene così spontaneo farlo davanti ai nostri fratelli: è sufficiente una battuta infelice, un capo di abbigliamento a nostro avviso inadatto, un po’ di cattivo odore per provare solo repulsione e diffidenza.
E anche se non tutti forse siamo chiamati ad ospitare fisicamente nelle nostre case chi non ne ha una, tutti noi siamo abitanti di una casa comune e, per questo motivo, necessariamente coinquilini dell’altro.
Padre Giancarlo Bruni, frate Servo di Maria e fratello della Comunità di Bose, in una bellissima meditazione sulla casa e sulle case che Gesù ha incontrato nel Vangelo ha iniziato dicendo “La casa dice origine, dice affetto, dice formazione, dice privato, dice ospitalità, dice stabilità, sicurezza e rifugio, dice andata e ritorno…” riferendosi ai due esempi più noti, Ulisse, che rappresenta la nostalgia del viaggio di ritorno a casa e Abramo, che ci racconta l’andata da casa, senza ritorno, verso una nuova casa. Passando poi alla casa di Nazareth, padre Giancarlo ci ha ricordato l’approccio di Dio verso ciascuno di noi: prima di entrare bussa, a differenza di quello che fanno gli idoli, ha “il limite invalicabile della coscienza dell’uomo”. A Lui non piacciono le relazioni forzate, “è suscitatore delle nostre libertà”. Ci ha invitato a fare memoria delle parole che rivolge a Maria, perché sono le parole che rivolge a ciascuno di noi: “Gioisci, piena di grazia, il Signore è con te…”. Quanto vorrei che diventasse il mio buongiorno e il buongiorno di ogni essere umano: in questa benedizione totalmente immeritata risiede la sorgente della nostra gioia, perché non dipende da quello che facciamo e quello che ci capita. Non importa quanto sia stata difficile e dolorosa la tua vita, non importa quanti errori continui a fare, sei chiamato alla gioia, sei reso bello dall’Amore che ti guarda e non sarai mai solo! Prendere coscienza di questo significa vivere qui e ora il Paradiso.
Ricordarci e fare esperienza di questa prima ed eterna accoglienza ci renderà sicuramente più generosi nell’accogliere l’altro e nel custodire la casa comune.
Momento importante che ha impreziosito il campo è stata la visita del Vescovo Stefano che ha fatto tappa a tutti i campi dell’associazione dimostrando la sua affettuosa attenzione e cura nei confronti delle persone che ha incontrato e nei confronti  dell’Azione Cattolica a cui ha chiesto di farsi carico e promozione dell’unità all’interno della Chiesa perché essa possa diventare casa capace di autentica accoglienza.
Questa settimana è stata bella proprio perché non è stata una vacanza, cioè un tempo di evasione in cui si vuol avere il massimo della libertà, in cui si vuol non pensare, spesso si dice “disconnetterci dalla realtà”; è stata bella perché ho avuto la percezione di connettermi con quello che ha abitato questo campo. Ho avuto la percezione di immergermi in una umanità, che giorno dopo giorno, mi ha svelato le sue bellezze (e in esse includo a pieno titolo tutte le fragilità esposte) e questo è stato possibile perché mi sono concessa un tempo in cui farlo, non fermandomi al pregiudizio. È stato possibile grazie all’equipe che ha sapientemente e pazientemente organizzato ogni aspetto del campo È stata una settimana in cui ho contemplato la natura e in cui ho ascoltato testimonianze preziose e sono stata a mia volta ascoltata e accolta.
Questa settimana è stata bella perché ho avuto modo di contemplare l’umano con lo stesso stupore e curiosità con cui sono solita contemplare i paesaggi, i tramonti, le opere d’arte e pur riconoscendo, come altri amici del campo, che il pregiudizio mi abita e spesso mi fa alzare qualche barriera, ho sperimentato che, se mi concedo il tempo e lo spazio di ammirare chi ho davanti prima di varcare la soglia della sua persona, molte di queste barriere si sgretolano.
Negli ultimi due anni e mezzo ho fatto esperienza, come tutti, dell’importanza delle relazioni, ma forse mi sono anche chiusa in una bolla in cui mi sono riscoperta tristemente più selettiva e meno accogliente: ora posso invitare anche i non congiunti a casa, chi non è nella lista degli invitati e non ha l’agenda piena di impegni ma che sicuramente saprà regalarmi uno sguardo diverso e più genuino sulla realtà.
Laura Menicalli (Parrocchia di Cascia Reggello)

Campo A.C.R. Il Cimone
Anche quest’anno un gruppo di 60 ragazzi delle medie insieme ai loro educatori e Assistente si sono ritrovati a vivere la bella esperienza del Camposcuola al Villaggio Cimone.
Ecco la testimonianza di un partecipante

Innanzitutto devo chiarire una cosa: il Campo ACR al Cimone non è assolutamente un normale camposcuola estivo, ma un semplice modo per proseguire tutti insieme il nostro cammino verso Dio. Dividerei una tipica giornata al campo in due parti: quella del gioco e quella della preghiera. Ogni anno il campo ha come tema un diverso personaggio della Bibbia di cui ogni giorno leggiamo un tratto della vita; poi ci riuniamo in gruppi e insieme ad alcuni educatori riflettiamo su ciò che abbiamo letto trovando un insegnamento da seguire e da cui prendere esempio.

Nonostante il campo duri una settimana si intreccia un legame molto profondo con tutti gli altri ragazzi ed educatori e questo soprattutto grazie ai momenti di gruppo e riflessione che si fanno durante il campo.

La giornata tipo è così scandita: prima si fa la colazione poi la preghiera mattutina e dopo i gruppi. A seguire i giochi a squadre sul tema del campo, poi il pranzo, i centri delle attività pomeridiane, i giochi sportivi, la messa (che ogni giorno viene fatta da un gruppo diverso), la cena, il gioco serale e, prima di andare a letto, un breve momento di preghiera. Ci sarebbero ancora tante cose che potrei dirvi ma ve le lascio scoprire da soli quando verrete al campo!

(Riccardo D’Arrigo- Parrocchia del Pian del Mugnone )

 

 

 

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