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Un campo educatori!?! Un campo in più, fra i tanti da organizzare ogni estate: che stacanovisti questi dell’AC di Fiesole!
Sì anche quest'anno la proposta di quattro giorni fra Vallombrosa e La Verna ha visto 21 partecipanti da varie parrocchie e, si può dire, da 6 vicariati su sette; solo 4 i posti rimasti liberi per un gruppo volutamente contenuto.
Ma cos’è il campo educatori? Potremmo rappresentarlo con una porta aperta da cui si entra non in un luogo chiuso, ma in una prospettiva di impegno, di condivisione, di fraternità.
Fare insieme ad altri giovani e con gli adulti un cammino che appassioni, che sorregga nel difficile, ma coinvolgente servizio educativo; quel servizio di cui le parrocchie hanno fortemente bisogno se vogliono continuare ad essere luoghi significativi per le persone che vivono e sperano nei nostri paesi e città.
Come AC non abbiamo la presunzione di avere la ricetta ottimale per soddisfare chiunque o rispondere a tutte le necessità della comunità; ma pensiamo di appartenere a una bella esperienza di Chiesa che desta la curiosità di chi cerca con cuore sincero il Signore della Vita.
Quante frasi appuntate nella mente e su WhatsApp ripensando alle relazioni di Don Fabio Celli e di Giovanni Buccianti, all'incontro con Fra’ Mario. È interessante rileggerle perché fra le righe troviamo conferma di tutto questo. O è forse un'illusione? Sarebbe lungo riportarle tutte: ne abbiamo prese alcune, qua e là.
Alice: Gli occhi sono gli unici a essere guardati e guardare a loro volta; Marta: Una frase che mi ha fatto capire veramente il senso del campo è stata quella di don Fabio quando ci ha descritto l'icona dell’amicizia "siamo qui per (ri)orientare il nostro agire"; Elena: Dio ci è vicino con il soffio, il soffio dell'amore!
Vittoria: A me ha fatto veramente riflettere il discorso che ci ha fatto Frate Mario su come Dio, nei nostri momenti di solitudine e difficoltà, non ci si faccia accanto per risolvere i nostri problemi, ma per condividerli con noi; Beatrice: A me ha colpito molto la frase: se non mi ascolti è come se tu mi dicessi non esisti per me; Leonardo: A me ha colpito molto l'icona dell'amicizia...quella mano sulla spalla che significa tutto: condivisione, incoraggiamento e fraternità.
Lisa: A me è piaciuto molto la parte di camminata fatta in coppia; è stato difficile fidarmi di quella persona perché non la conoscevo, ma è stato bello perché mi ha capito e avevamo delle cose in comune.
Lucrezia e Andrea ci regalano una bella sintesi di questa esperienza.
Lucrezia: Che cosa ho lasciato per la strada? Come ha detto Alice, lungo il percorso penso di aver lasciato, man mano che ci avvicinavamo alla meta, la mancanza di fiducia in me stessa, la paura di non farcela ad arrivare.
Un momento che mi ha colpito molto è stato quando abbiamo fatto un pezzo della camminata da soli, per pensare a noi stessi, e sebbene nella verifica serale sia venuto fuori che non ha funzionato molto perché pensavamo più a cavolate e alla fatica, ritengo che sia stata una spinta in più per poterlo fare successivamente anche a casa da soli;  poco dopo ci è stato chiesto di fare un pezzo di camminata a due a due, che ci ha dato modo di parlare magari con una persona con cui ancora non avevamo passato del tempo.
L'aspetto negativo per me è la breve durata del campo: per tutte le persone con cui ho legato ci sarei rimasta anche una settimana e più.
Da questo campo mi porto a casa nuove amicizie, la consapevolezza di aver superato quelli che credevo i miei limiti, grazie alla fede, all'amicizia, e soprattutto anche la voglia di stare un po' più da sola per riflettere sui miei dubbi e magari condividerli con gli altri.
Andrea: Io non ho vissuto del tutto questo campo; sono venuto solo per un giorno e mezzo, spinto anche dalla curiosità visto che l'anno scorso ha riscosso parecchio successo. Devo dire che per quel poco che ci sono stato mi è piaciuto molto, ma la cosa che più mi ha colpito, parlando anche con alcuni dei ragazzi che lo hanno vissuto tutto, è il gruppo che si è formato, composto da ragazzi che non si conoscevamo molto, ma che alla fine attraverso le camminate, le attività e le condivisioni, sono diventati veramente un gruppo unito, e questo mi fa molto piacere.
Un dato negativo? Non poter uscire dall'albergo la notte per andare alla croce! Così riferisce qualcuno!
E per concludere diamo la parola all’assistente del campo Don Matteo Chimentelli: Ringrazio il Signore per questi giorni insieme a voi. Vi abbraccio tutti e vi benedico.
Per gli amanti delle statistiche, il primo giorno sono stati fatti 13,4 chilometri in 4h32' (soste comprese) partendo da 997 metri per arrivare fino a 1434 metri. Il secondo giorno sono stati fatti 11,5 chilometri in 4h45' (soste comprese) partendo da 341 metri per arrivare ai 1124 metri di La Verna.
Ma il campo non è stato solo riflessione e cammino: giochi di ruolo, cimentarsi nel gestire vettovaglie e cucina, imparare a fare verifica delle attività... insomma la porta è stata varcata. Ora il cammino continua nel centro diocesano di AC dove preghiera, azione, sacrificio e studio accompagneranno, insieme ai veterani, i nuovi educatori parrocchiali.
 Il Laboratorio della Formazione
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Un campo educatori!?! Un campo in più, fra i tanti da organizzare ogni estate: che stacanovisti questi dell’AC di Fiesole!
Sì anche quest'anno la proposta di quattro giorni fra Vallombrosa e La Verna ha visto 21 partecipanti da varie parrocchie e, si può dire, da 6 vicariati su sette; solo 4 i posti rimasti liberi per un gruppo volutamente contenuto.
Ma cos’è il campo educatori? Potremmo rappresentarlo con una porta aperta da cui si entra non in un luogo chiuso, ma in una prospettiva di impegno, di condivisione, di fraternità.
Fare insieme ad altri giovani e con gli adulti un cammino che appassioni, che sorregga nel difficile, ma coinvolgente servizio educativo; quel servizio di cui le parrocchie hanno fortemente bisogno se vogliono continuare ad essere luoghi significativi per le persone che vivono e sperano nei nostri paesi e città.
Come AC non abbiamo la presunzione di avere la ricetta ottimale per soddisfare chiunque o rispondere a tutte le necessità della comunità; ma pensiamo di appartenere a una bella esperienza di Chiesa che desta la curiosità di chi cerca con cuore sincero il Signore della Vita.
Quante frasi appuntate nella mente e su WhatsApp ripensando alle relazioni di Don Fabio Celli e di Giovanni Buccianti, all'incontro con Fra’ Mario. È interessante rileggerle perché fra le righe troviamo conferma di tutto questo. O è forse un'illusione? Sarebbe lungo riportarle tutte: ne abbiamo prese alcune, qua e là.
Alice: Gli occhi sono gli unici a essere guardati e guardare a loro volta; Marta: Una frase che mi ha fatto capire veramente il senso del campo è stata quella di don Fabio quando ci ha descritto l'icona dell’amicizia "siamo qui per (ri)orientare il nostro agire"; Elena: Dio ci è vicino con il soffio, il soffio dell'amore!
Vittoria: A me ha fatto veramente riflettere il discorso che ci ha fatto Frate Mario su come Dio, nei nostri momenti di solitudine e difficoltà, non ci si faccia accanto per risolvere i nostri problemi, ma per condividerli con noi; Beatrice: A me ha colpito molto la frase: se non mi ascolti è come se tu mi dicessi non esisti per me; Leonardo: A me ha colpito molto l'icona dell'amicizia...quella mano sulla spalla che significa tutto: condivisione, incoraggiamento e fraternità.
Lisa: A me è piaciuto molto la parte di camminata fatta in coppia; è stato difficile fidarmi di quella persona perché non la conoscevo, ma è stato bello perché mi ha capito e avevamo delle cose in comune.
Lucrezia e Andrea ci regalano una bella sintesi di questa esperienza.
Lucrezia: Che cosa ho lasciato per la strada? Come ha detto Alice, lungo il percorso penso di aver lasciato, man mano che ci avvicinavamo alla meta, la mancanza di fiducia in me stessa, la paura di non farcela ad arrivare.
Un momento che mi ha colpito molto è stato quando abbiamo fatto un pezzo della camminata da soli, per pensare a noi stessi, e sebbene nella verifica serale sia venuto fuori che non ha funzionato molto perché pensavamo più a cavolate e alla fatica, ritengo che sia stata una spinta in più per poterlo fare successivamente anche a casa da soli;  poco dopo ci è stato chiesto di fare un pezzo di camminata a due a due, che ci ha dato modo di parlare magari con una persona con cui ancora non avevamo passato del tempo.
L'aspetto negativo per me è la breve durata del campo: per tutte le persone con cui ho legato ci sarei rimasta anche una settimana e più.
Da questo campo mi porto a casa nuove amicizie, la consapevolezza di aver superato quelli che credevo i miei limiti, grazie alla fede, all'amicizia, e soprattutto anche la voglia di stare un po' più da sola per riflettere sui miei dubbi e magari condividerli con gli altri.
Andrea: Io non ho vissuto del tutto questo campo; sono venuto solo per un giorno e mezzo, spinto anche dalla curiosità visto che l'anno scorso ha riscosso parecchio successo. Devo dire che per quel poco che ci sono stato mi è piaciuto molto, ma la cosa che più mi ha colpito, parlando anche con alcuni dei ragazzi che lo hanno vissuto tutto, è il gruppo che si è formato, composto da ragazzi che non si conoscevamo molto, ma che alla fine attraverso le camminate, le attività e le condivisioni, sono diventati veramente un gruppo unito, e questo mi fa molto piacere.
Un dato negativo? Non poter uscire dall'albergo la notte per andare alla croce! Così riferisce qualcuno!
E per concludere diamo la parola all’assistente del campo Don Matteo Chimentelli: Ringrazio il Signore per questi giorni insieme a voi. Vi abbraccio tutti e vi benedico.
Per gli amanti delle statistiche, il primo giorno sono stati fatti 13,4 chilometri in 4h32' (soste comprese) partendo da 997 metri per arrivare fino a 1434 metri. Il secondo giorno sono stati fatti 11,5 chilometri in 4h45' (soste comprese) partendo da 341 metri per arrivare ai 1124 metri di La Verna.
Ma il campo non è stato solo riflessione e cammino: giochi di ruolo, cimentarsi nel gestire vettovaglie e cucina, imparare a fare verifica delle attività... insomma la porta è stata varcata. Ora il cammino continua nel centro diocesano di AC dove preghiera, azione, sacrificio e studio accompagneranno, insieme ai veterani, i nuovi educatori parrocchiali.
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