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Il tema della teoria del Gender oggi sembra farsi sempre più ricorrente: ne sentiamo parlare nei dibattiti televisivi, ne leggiamo le discussioni sui giornali, sembra trapelare da alcuni progetti educativi promossi all’interno di alcune istituti scolastici, ma spesso l’approccio si rivela o approssimativo, o indifferente o di chiusura ermetica, impedendo di capire con chiarezza i contorni della questione. La tematica non è semplice, soprattutto se si pensa che gli stessi teorici del Gender hanno tra loro differenti punti di vista, ma è necessario non restare passivi spettatori difronte ad una questione che riguarda una delle caratteristiche peculiari dell’uomo, quale la sua sessualità e quindi il modo di esprimere la sua capacità relazionale. Partendo dalla consapevolezza di quanto sia importante aprirsi e approfondire ciò che la cultura odierna ha da dire all’uomo sull’uomo, l’Azione Cattolica ha dedicato uno degli incontri del Centro Diocesano, che riunisce tutti gli educatori e responsabili dell’associazione, ad una riflessione su questo delicato argomento.

Domenica pomeriggio, 6 Dicembre la preparatissima ed esperta Professoressa Donatella Pagliacci, docente di Antropologia filosofica, Storia della Filosofia Morale, Etica della persona ed Etica della differenza presso l’Università di Macerata, e componente del Centro Studi Nazionale dell’Azione Cattolica, ha guidato i molti giovani e adulti presenti nella scoperta delle radici della teoria del Gender, ripercorrendo, nella storia, le diverse fasi evolutive del pensiero sull’uomo. Ha evidenziato come da una visione teocentrica medievale secondo cui l’uomo-creatura trova la sua realizzazione nella relazione col suo Creatore, si passa, durante la Rivoluzione scientifica, alla ricerca della propria autonomia e indipendenza che trovano la loro esaltazione nell’individualismo novecentesco e successivamente nell’Esistenzialismo che afferma la capacità dell’uomo di realizzare se stesso indipendentemente da ciò che lo circonda. Il ‘900 però è anche l’epoca in cui la violenza dei grandi conflitti fa sperimentare all’uomo la sua fragilità e la sua impotenza che lo spingono alla ricerca di una identità più profonda. E’ l’epoca in cui si afferma il valore della dignità della persona e in cui le teorie femministe, che si affacciano sulla compagine sociale e politica svolgono un ruolo determinante. Esse infatti partendo dal richiedere che la donna sia riconosciuta nella sua dignità umana e quindi tale da essere pari all’uomo, spostano in una seconda fase l’attenzione dall’omologazione alla differenziazione e alla valorizzazione del maschile e del femminile.
La teoria Gender trova il suo innesto in questo processo di riconoscimento delle differenze. Judith Butler, filosofa femminista e una delle maggiori studiose contemporanee sull’argomento, parte dalla considerazione che l’orientamento sessuale confinato a soli due classi, maschio e femmina, è il risultato di un processo di indirizzamento culturale, non legato alla conformazione biologica e tale da ritenere normale e normativo solo colui che è appartenente a una delle due categorie, mentre abietto colui che non è collocabile in esse. È invece necessario, secondo la Butler considerare tutte le possibili differenziazioni, definendo il nuovo soggetto Queer, che è colui che ha il diritto di scegliere uno dei possibili 56 orientamenti sessuali, in base ai propri desideri.
Si mette dunque in discussione un dato fondamentale, ciò che fino a poco tempo prima era considerato ovvio e cioè l’identificazione tra la configurazione anatomico-biologica e l’inclinazione sessuale e si pone, come unico criterio di scelta, il DESIDERIO di ciò che vogliamo essere.
La Professoressa Pagliacci ha continuato la sua riflessione evidenziando come i fondamenti di questa teoria siano conseguenti della filosofia contemporanea che tende a liquefare, dissolvere ciò che è solido, proprio come i teorici del Gender che mettono in discussione l’ultimo baluardo dell’evidenza “solida” quale il corpo nella sua connotazione biologica.
In questo contesto, la relatrice ha esortato ad assumere un atteggiamento critico che, da una parte, ponga sempre al centro l’accoglienza e l’apertura verso la persona nella sua condizione e dall’altra si impegni a capire le implicazioni e le conseguenze di questo approccio nelle relazioni umane e nella costruzione di una società.
L’amore svenduto al desiderio implica la liquefazione delle relazioni che, associata ad una liquefazione, ad esempio, del lavoro, che definisce il ruolo sociale del soggetto, induce ad una forte crisi di identità, che, quindi, diventa oggetto di discussione da ogni punto di vista. Un ulteriore passaggio in questo processo di liquefazione è legato al concetto di Giustizia e di Diritto; se il desiderio, ancora una volta è la discriminante, allora il diritto non nasce più dall’ universalizzazione ma dalla garanzia di rispettare i diritti individuali e particolari. Per far capire questo importante concetto, è stato riportato l’esempio dell’attuale e vivace dibattito sulla fecondazione eterologa che nasce dalla trasmigrazione della vita da dono a diritto da garantire. Ciò implica una serie di conseguenze sia sull’ identità delle nuova creatura, fortemente connessa anche alle sue origini biologiche e sul ruolo di colei che mette in “affitto” il proprio utero, ciò che di più intimo esista nella donna.
In questo ambito, la relatrice ha inoltre chiarito alcune questioni riguardanti i progetti educativi avviati nelle scuole che non parlano di gender ma di educazione all’identità di genere che teoricamente cerca di educare al rispetto delle differenze e promuove la libertà di far scegliere al bambino/a, ragazzo/a le proprie inclinazioni senza prefissati orientamenti nei giochi e nei vestiti o altro che spesso è imposto dalla cultura e non dalla predisposizione naturale. Dobbiamo però, senza allarmismi inutili, essere molto vigili perché spesso questi progetti sono proposti nelle scuole senza una congrua informazione dei genitori e degli insegnanti stessi, veicolando, talvolta, valori diversi da quanto si propone.
Altra considerazione da aggiungere sta nel fatto che, con la giustificazione di rispettare le differenze, si cade nell’errore di annullarle, di omologare il tutto, in modo da semplificare il difficile percorso dell’accoglienza reale in cui l’uno deve cedere qualcosa all’altro e in cui è importante basarsi su qualcosa di solido e non di liquido e governato dal mutevole desiderio.
La questione educativa, in questo conteso diventa prioritaria e l’Azione Cattolica che nella sua conformazione genetica pone la formazione al centro, sta portando una costante riflessione su queste emergenti teorie, valorizzando due aspetti antropologici fondamentali: quello della relazione con il proprio corpo e quello tra il femminile e il maschile.
L’intervento della professoressa ha suscitato molto interesse, soprattutto nei giovani che hanno dichiarato l’importanza di creare occasioni nelle comunità per confrontarsi su questioni di questo tipo e che con le loro provocazioni hanno animato molto il dibattito dando l’opportunità di un confronto intergenerazionale di grande valore. E’ emersa inoltre l’urgenza di ripensare con cuore e sapienza i percorsi educativi da proporre ai ragazzi e ai giovani soprattutto sui grandi temi della relazione e della sessualità e in particolare si è compresa la necessità di sviluppare un pensiero critico che ci consenta, guardando all’immagine della relazione trinitaria, di porre le basi di un rinnovato umanesimo che ci impedisca di conformarci alla mentalità del tempo e che guardi con fiducia all’uomo sapendolo possibile di grande bellezza. Le profonde parole di Gabriel Garcia Marchez nella sua poesia “La Marionetta” sono state il regalo conclusivo della Professoressa Pagliacci, che con competenza e passione ha dato la possibilità ai tanti educatori presenti di tornare a casa con un bagaglio decisamente più ricco.
 
Simona Granchi
Vice Presidente per il Settore Adulti

La Marionetta

Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa

e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso,

ma sicuramente penserei molto a quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.

Dormirei poco, sognerei di più; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi ,

perdiamo sessanta secondi di luce.

Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.

Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice,

mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo

ma anche la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore,

scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'uscita del sole.

Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh,

una poesia di Benedetti e una canzone di Serrat;

sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei con le mie lacrime le rose,

per sentire il dolore delle loro spine e l'incarnato bacio dei loro petali...

Dio mio, se avessi un pezzo di vita...

non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l'amo.

Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell'amore.

Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare

che si smette di innamorarsi quando si invecchia,

senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.

Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo.

Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi uomini...

Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna,

senza sapere che la vera felicità è nella maniera di salire la scarpata.

Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno,

 per la prima volta, il dito di suo padre, l'ha afferrato per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall'alto

soltanto quando devi aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi,

anche se più di tanto non mi serviranno,

perché quando leggerete questa lettera starò morendo, infelicemente".

 

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Il tema della teoria del Gender oggi sembra farsi sempre più ricorrente: ne sentiamo parlare nei dibattiti televisivi, ne leggiamo le discussioni sui giornali, sembra trapelare da alcuni progetti educativi promossi all’interno di alcune istituti scolastici, ma spesso l’approccio si rivela o approssimativo, o indifferente o di chiusura ermetica, impedendo di capire con chiarezza i contorni della questione. La tematica non è semplice, soprattutto se si pensa che gli stessi teorici del Gender hanno tra loro differenti punti di vista, ma è necessario non restare passivi spettatori difronte ad una questione che riguarda una delle caratteristiche peculiari dell’uomo, quale la sua sessualità e quindi il modo di esprimere la sua capacità relazionale. Partendo dalla consapevolezza di quanto sia importante aprirsi e approfondire ciò che la cultura odierna ha da dire all’uomo sull’uomo, l’Azione Cattolica ha dedicato uno degli incontri del Centro Diocesano, che riunisce tutti gli educatori e responsabili dell’associazione, ad una riflessione su questo delicato argomento.

Domenica pomeriggio, 6 Dicembre la preparatissima ed esperta Professoressa Donatella Pagliacci, docente di Antropologia filosofica, Storia della Filosofia Morale, Etica della persona ed Etica della differenza presso l’Università di Macerata, e componente del Centro Studi Nazionale dell’Azione Cattolica, ha guidato i molti giovani e adulti presenti nella scoperta delle radici della teoria del Gender, ripercorrendo, nella storia, le diverse fasi evolutive del pensiero sull’uomo. Ha evidenziato come da una visione teocentrica medievale secondo cui l’uomo-creatura trova la sua realizzazione nella relazione col suo Creatore, si passa, durante la Rivoluzione scientifica, alla ricerca della propria autonomia e indipendenza che trovano la loro esaltazione nell’individualismo novecentesco e successivamente nell’Esistenzialismo che afferma la capacità dell’uomo di realizzare se stesso indipendentemente da ciò che lo circonda. Il ‘900 però è anche l’epoca in cui la violenza dei grandi conflitti fa sperimentare all’uomo la sua fragilità e la sua impotenza che lo spingono alla ricerca di una identità più profonda. E’ l’epoca in cui si afferma il valore della dignità della persona e in cui le teorie femministe, che si affacciano sulla compagine sociale e politica svolgono un ruolo determinante. Esse infatti partendo dal richiedere che la donna sia riconosciuta nella sua dignità umana e quindi tale da essere pari all’uomo, spostano in una seconda fase l’attenzione dall’omologazione alla differenziazione e alla valorizzazione del maschile e del femminile.
La teoria Gender trova il suo innesto in questo processo di riconoscimento delle differenze. Judith Butler, filosofa femminista e una delle maggiori studiose contemporanee sull’argomento, parte dalla considerazione che l’orientamento sessuale confinato a soli due classi, maschio e femmina, è il risultato di un processo di indirizzamento culturale, non legato alla conformazione biologica e tale da ritenere normale e normativo solo colui che è appartenente a una delle due categorie, mentre abietto colui che non è collocabile in esse. È invece necessario, secondo la Butler considerare tutte le possibili differenziazioni, definendo il nuovo soggetto Queer, che è colui che ha il diritto di scegliere uno dei possibili 56 orientamenti sessuali, in base ai propri desideri.
Si mette dunque in discussione un dato fondamentale, ciò che fino a poco tempo prima era considerato ovvio e cioè l’identificazione tra la configurazione anatomico-biologica e l’inclinazione sessuale e si pone, come unico criterio di scelta, il DESIDERIO di ciò che vogliamo essere.
La Professoressa Pagliacci ha continuato la sua riflessione evidenziando come i fondamenti di questa teoria siano conseguenti della filosofia contemporanea che tende a liquefare, dissolvere ciò che è solido, proprio come i teorici del Gender che mettono in discussione l’ultimo baluardo dell’evidenza “solida” quale il corpo nella sua connotazione biologica.
In questo contesto, la relatrice ha esortato ad assumere un atteggiamento critico che, da una parte, ponga sempre al centro l’accoglienza e l’apertura verso la persona nella sua condizione e dall’altra si impegni a capire le implicazioni e le conseguenze di questo approccio nelle relazioni umane e nella costruzione di una società.
L’amore svenduto al desiderio implica la liquefazione delle relazioni che, associata ad una liquefazione, ad esempio, del lavoro, che definisce il ruolo sociale del soggetto, induce ad una forte crisi di identità, che, quindi, diventa oggetto di discussione da ogni punto di vista. Un ulteriore passaggio in questo processo di liquefazione è legato al concetto di Giustizia e di Diritto; se il desiderio, ancora una volta è la discriminante, allora il diritto non nasce più dall’ universalizzazione ma dalla garanzia di rispettare i diritti individuali e particolari. Per far capire questo importante concetto, è stato riportato l’esempio dell’attuale e vivace dibattito sulla fecondazione eterologa che nasce dalla trasmigrazione della vita da dono a diritto da garantire. Ciò implica una serie di conseguenze sia sull’ identità delle nuova creatura, fortemente connessa anche alle sue origini biologiche e sul ruolo di colei che mette in “affitto” il proprio utero, ciò che di più intimo esista nella donna.
In questo ambito, la relatrice ha inoltre chiarito alcune questioni riguardanti i progetti educativi avviati nelle scuole che non parlano di gender ma di educazione all’identità di genere che teoricamente cerca di educare al rispetto delle differenze e promuove la libertà di far scegliere al bambino/a, ragazzo/a le proprie inclinazioni senza prefissati orientamenti nei giochi e nei vestiti o altro che spesso è imposto dalla cultura e non dalla predisposizione naturale. Dobbiamo però, senza allarmismi inutili, essere molto vigili perché spesso questi progetti sono proposti nelle scuole senza una congrua informazione dei genitori e degli insegnanti stessi, veicolando, talvolta, valori diversi da quanto si propone.
Altra considerazione da aggiungere sta nel fatto che, con la giustificazione di rispettare le differenze, si cade nell’errore di annullarle, di omologare il tutto, in modo da semplificare il difficile percorso dell’accoglienza reale in cui l’uno deve cedere qualcosa all’altro e in cui è importante basarsi su qualcosa di solido e non di liquido e governato dal mutevole desiderio.
La questione educativa, in questo conteso diventa prioritaria e l’Azione Cattolica che nella sua conformazione genetica pone la formazione al centro, sta portando una costante riflessione su queste emergenti teorie, valorizzando due aspetti antropologici fondamentali: quello della relazione con il proprio corpo e quello tra il femminile e il maschile.
L’intervento della professoressa ha suscitato molto interesse, soprattutto nei giovani che hanno dichiarato l’importanza di creare occasioni nelle comunità per confrontarsi su questioni di questo tipo e che con le loro provocazioni hanno animato molto il dibattito dando l’opportunità di un confronto intergenerazionale di grande valore. E’ emersa inoltre l’urgenza di ripensare con cuore e sapienza i percorsi educativi da proporre ai ragazzi e ai giovani soprattutto sui grandi temi della relazione e della sessualità e in particolare si è compresa la necessità di sviluppare un pensiero critico che ci consenta, guardando all’immagine della relazione trinitaria, di porre le basi di un rinnovato umanesimo che ci impedisca di conformarci alla mentalità del tempo e che guardi con fiducia all’uomo sapendolo possibile di grande bellezza. Le profonde parole di Gabriel Garcia Marchez nella sua poesia “La Marionetta” sono state il regalo conclusivo della Professoressa Pagliacci, che con competenza e passione ha dato la possibilità ai tanti educatori presenti di tornare a casa con un bagaglio decisamente più ricco.
 
Simona Granchi
Vice Presidente per il Settore Adulti

La Marionetta

Se per un istante Dio dimenticasse che sono una marionetta di stoffa

e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso,

ma sicuramente penserei molto a quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.

Dormirei poco, sognerei di più; capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi ,

perdiamo sessanta secondi di luce.

Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si addormentano.

Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice,

mi sdraierei beato al sole, lasciando allo scoperto non solo il mio corpo

ma anche la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore,

scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l'uscita del sole.

Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh,

una poesia di Benedetti e una canzone di Serrat;

sarebbe la serenata che offrirei alla luna.

Annaffierei con le mie lacrime le rose,

per sentire il dolore delle loro spine e l'incarnato bacio dei loro petali...

Dio mio, se avessi un pezzo di vita...

non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente che le voglio bene, che l'amo.

Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell'amore.

Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare

che si smette di innamorarsi quando si invecchia,

senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.

Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo.

Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi uomini...

Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna,

senza sapere che la vera felicità è nella maniera di salire la scarpata.

Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno,

 per la prima volta, il dito di suo padre, l'ha afferrato per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall'alto

soltanto quando devi aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi,

anche se più di tanto non mi serviranno,

perché quando leggerete questa lettera starò morendo, infelicemente".

 

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