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1) Domenica 28 gennaio ci sarà l’assemblea diocesana elettiva di Azione cattolica. Chi verrà eletto?
Si, domenica prossima anche nella nostra Diocesi si svolgerà l’assemblea diocesana elettiva dell’Azione Cattolica come sta accadendo, in questo anno, in tutte le altre diocesi italiane prima dell’Assemblea Nazionale. Ogni tre anni l’associazione rinnova i propri responsabili ad ogni livello: parrocchiale, diocesano, regionale e nazionale, nello spirito della condivisone e diffusione della responsabilità che è una delle caratteristiche portanti dell’Azione Cattolica. Questo triennio è stato particolare, in quanto a causa del Covid-19 si è trasformato in un quadriennio per consentire all’associazione di riorganizzarsi e affrontare l’evento straordinario che, come tutti, si è trovata a vivere. Prima dell’assemblea diocesana tutte le 21 associazioni parrocchiali presenti nella Diocesi hanno fatto un percorso di preparazione e hanno rinnovato attraverso elezioni i loro presidenti, i loro responsabili e i delegati che avranno diritto di voto all’Assemblea Diocesana. L’assemblea Diocesana sceglierà tra i candidati i rappresentati di ogni settore che costituiscono il Consiglio Diocesano. Il nostro Consiglio è costituito da 6 persone per il Settore adulti , 4 persone per l’ACR (i ragazzi) e 6 persone per il Settore Giovani, egualmente ripartiti tra i due sessi. A questi si aggiungono 7 coordinatori zonali. Faranno inoltre parte del Consiglio, di diritto, gli eventuali Delegati Regionali e Nazionali se espressi dalla nostra Diocesi. Quindi il Consiglio Diocesano è eletto democraticamente da tutti delegati presenti all’Assemblea, rappresentativi di tutta l’associazione. Una volta costituito il nuovo Consiglio, nella sua prima seduta individuerà, tramite votazione, una terna di nomi da sottoporre al Vescovo per la scelta del Presidente Diocesano. Il Vescovo ha comunque la facoltà di scegliere una persona fuori dalla terna. Questo aspetto che potrebbe apparire una forzatura è per l’Azione Cattolica molto importante in quanto attraverso di esso manifesta la sua completa fiducia al suo Pastore e quindi la piena disponibilità a collaborare con la gerarchia alla costruzione del Regno di Dio. Per cui, per rispondere in sintesi alla domanda: Chi verrà eletto, come Presiedente, la risposta è: il Presidente non viene eletto ma scelto dal Vescovo generalmente all’interno di una terna individuata dal Consiglio.
Ci tengo a sottolineare, inoltre, che per noi il rinnovo delle responsabilità, seguendo una procedura democratica in ogni suo passaggio, non è una formalità ma un momento sostanziale della vita associativa, in quanto è un affidarsi reciproco per continuare un cammino di servizio che è frutto non di un singolo seppur geniale, ma di un gruppo di laici che inseriti nel proprio tempo si impegnano a condividere il discernimento e a intraprendere azioni e percorsi, costituenti palestra di sinodalità ( come Papa Francesco ha definito l’Azione Cattolica) per la vita della Chiesa nel mondo.

2) Quali saranno i passi successivi?
Come dicevo, dopo le elezioni il Consiglio, convocato dal più anziano eletto, si riunirà per decidere la terna. Nella stessa seduta o in una successiva il Consiglio eleggerà i Vicepresidenti per ogni settore: una donna e un uomo per i giovani, una donna e un uomo per gli adulti e un responsabile ACR. Nel frattempo il Vescovo nominerà il Presidente che quindi convocherà il Consiglio per definire altre due cariche molto importanti: il Segretario e l’Amministratore che saranno proposti dal Presidente stesso. A questo punto, in continuità con il percorso tracciato dal Consiglio precedente, il nuovo Consiglio si prenderà cura di tutti gli associati, simpatizzanti e non che vivono nelle nostre comunità e nei nostri paesi

3) Dopo questo mandato, cosa farai? Qual è il bilancio di questi anni?
Sono 13 anni che faccio parte del Consiglio Diocesano, consecutivamente, prima come Consigliera Adulti, poi per due mandati come Vicepresidente adulti e infine in questi 4 anni come Presidente Diocesana. Dopo un lungo e non semplice discernimento ho deciso di non ricandidarmi e di continuare la mia scelta vocazionale di laica di AC come semplice associata. Lascio questo ruolo e questo impegno con un grande senso di gratitudine al Signore, ai miei amici che in questi anni hanno condiviso il cammino con me, alla mia famiglia e alla mia parrocchia che mi hanno sostenuto in questo servizio. Il bilancio quindi è decisamente positivo, per quanto mi riguarda, a livello di crescita e maturità umana e spirituale. Il senso di gratitudine non nasce dalla facilità del percorso o dall’assenza di fatica o di insuccessi, ma dalla consapevolezza di sentirsi sempre e comunque amati e di scorgere quanta bellezza opera lo Spirito Santo quando e dove mai ti saresti aspettato grazie ai nostri piccoli sforzi e alle nostre sconfitti che Lui ha reso generativi. Spesso, nel mezzo del cammino, non siamo capaci di scorgere questi punti di luce, ma se facciamo memoria e guardiamo con occhi diversi possiamo scoprirli. Dobbiamo allenarci di più e non sempre ne sono stata capace, ma di certo tante difficoltà che in questi anni abbiamo vissuto con fatica e talvolta scoraggiamento, fioriranno più avanti. Certo è che in questi anni mi sono trovata a vivere con il Consiglio tutto un vento straordinario che ci ha messo a dura prova, che ci ha messo davanti ad una accelerazione di processi di secolarizzazione e di fluidità a cui noi, come il resto del mondo, non eravamo certo preparati. Ma una voce che potrei aggiungere in attivo al bilancio è quella di flessibilità coraggiosa. Non ci siamo scoraggiati, ma abbiamo cercato di trovare un senso a quel tempo lasciando spazio al silenzio, al discernimento personale e condiviso, mettendoci subito in moto con i nuovi strumenti digitali per non abbandonare le persone e devo dire che questo periodo è stato uno dei più fecondi anche come scambio intergenerazionale all’interno del Consiglio, nonostante la distanza, ed è stata una bella sorpresa vedere quante persone si sono unite ai nostri percorsi online. Altra voce bella che vorrei aggiungere al bilancio è fedeltà al nostro servizio nonostante gli eventi dolorosi che abbiamo vissuto e viviamo, sia a livello personale che a livello sociale civile e religioso; anche quando le forze sono state ridotte non abbiamo mai smesso di proporre, riprovare, trovare occasioni nuove per incontrare le persone: i piccoli numeri non ci hanno spaventato, ma abbiamo continuato a tenere la fiaccola accesa perché anche uno solo potesse essere illuminato. Infine altre due parole: speranza e passione. Speranza perché il regalo che abbiamo avuto in questi anni di fioritura dei giovanissimi che si sono impegnati nell’Equipe ACR, nei Campi scuola e che hanno ricreato il Movimento Studenti sono un segno bello per la nostra Associazione una via tracciata che dobbiamo custodire e promuovere nei prossimi anni. Passione, perché lascio questo incarico più convinta che mai del bene che può dare la nostra Associazione alla Chiesa e al mondo perché anche attraverso di essa il Signore continua a parlare e a riscaldare il cuore dell’uomo e dare senso alla sua vita. Non può non appassionarmi avere visto in tanti incontri brillare gli occhi di un ragazzo, di un giovane, di un anziano perché si è sentito visitato dal Signore.

4) Rispetto a 4 anni fa che associazione lasci? Quali i punti di forza e i punti di debolezza?
Ho trovato un’associazione che da subito è stata catapultata nella pandemia e lascio un’associazione immersa in un mondo con in corso gravissimi conflitti , con tante sfide aperte importanti, a partire dalla crisi climatica per arrivare alla deriva totalitarista del mondo. Quindi in questo spazio temporale l’AC come è stata? cosa ha fatto? Cosa ha provato ad essere? 
Intanto dobbiamo partire dalla consapevolezza che le fragilità di questo tempo hanno intersecato e intersecano anche l’Azione Cattolica costituita appunto da laici di questo mondo. Per cui tutte le “certezze” che avevamo, già in bilico prima della pandemia sono state messe in discussione per cui essere responsabili non è più scontato, essere fedeli ad un impegno perché lo si è sempre fatto non è più dovuto, volere bene al Signore perché abbiamo frequentato i Campi scuola non è poi così conseguente, la relazione non appare più così necessaria, la fiducia nel futuro non è così immediata, fare gruppo, pregare, vivere i sacramenti non è così necessario... Potrei continuare molto in questo elenco. Per cui dopo la pandemia abbiamo dovuto, come tutti, raccogliere e ricomporre i pezzi, ma la ricomposizione non è immediata, perché nonostante la consapevolezza che come Chiesa, cristiani e associazione, niente è più scontato, scorgere strade e percorsi da rispolverare o da inventare richiede tempo, discernimento, pazienza e fiducia nello Spirito Santo.
Per inciso, dico che, purtroppo, non mi sembra che a livello generale si stia facendo tesoro di questa consapevolezza e la bella opportunità del cammino sinodale non sfruttata a pieno lo dimostra.
Per quanto ci riguarda quindi, dopo la pandemia, abbiamo perso molti educatori, molti giovani si sono allontanati, molti sono entrati in crisi, nelle parrocchie inizialmente si è fatto e si fa ancora fatica a riproporre l’esperienza del gruppo perché mancano educatori e spesso a ritrovarsi e a riconoscersi come associati di AC.
Quindi i punti di debolezza emersi sono: la mancanza di educatori e responsabili formati e la difficoltà a intercettare e coinvolgere i giovani e i giovani adulti tra i 20 e i 40 anni, la difficoltà a tenere vive e a supportare le realtà parrocchiali così come sono adesso; la difficoltà ad individuare percorsi di formazione in grado di coinvolgere più persone possibili. Ma di fronte a queste criticità che ci stimolano a crescere, a guardare e a cercare ci sono tanti punti di forza di cui ringrazio profondamente il Signore. Il punto di forza prioritario sono le persone e le persone che decidono di associarsi per condividere e pensare un cammino. In questi mesi, incontrando le associazioni parrocchiali in preparazione all’assemblea mi sono ogni volta sorpresa quanta bontà, determinazione, coraggio e fedeltà siano presenti anche nei piccoli gruppi dei più anziani, che senza stancarsi e con generosità continuano a pregare, incontrarsi per le loro comunità. Questa è una forza inestimabile! 
Poi, come dicevo, questa fioritura di giovanissimi che si stanno impegnando nell’equipe dell’ACR con molto entusiasmo e ben seguiti dai Responsabili, che in questi ultimi anni hanno fatto un grande lavoro di ritessitura creando un clima accogliente e coinvolgente per ogni nuovo arrivato. I campi scuola dei giovanissimi sono diventati sempre più numerosi, con nostra grande sorpresa dopo il Covid e nonostante le fatiche dei nostri responsabili giovani, che nel frattempo hanno cambiato condizioni di vita e hanno visto contrarsi tante forze, sono riusciti con resilienza a seguirli e custodirli. Inoltre è nato il MSAC, il Movimento degli Studenti di AC che fatto, promosso e organizzato dai giovanissimi stessi sta cercando di coinvolgere in iniziative di formazione i giovanissimi che incontrano sui banchi di scuola. Sono davvero un fiume in piena ed è davvero una gioia vederli ed ascoltarli. 
Altro punto di forza sono quelli che noi chiamiamo gli adultissimi, che custodiscono la nostra associazione con la loro preghiera e sapienza e che spesso ci esortano alla virtù della pazienza.
Un’altra dimensione che abbiamo riscoperto e che deve essere consolidata è l'intergenerazionalità, che è una caratteristica costitutiva dell’Azione cattolica che favorisce non solo un continuo e vitale scambio tra generazioni, ma favorisce la costruzione della comunità nella sua interezza e promuove la popolarità dell’Associazione: ne è testimonianza la grigliata che abbiamo istituto da due anni al termine della TRE giorni per educatori. E’ un momento preparato da tutti: ragazzi, giovani e adulti e che è stata capace di intercettare tante famiglie e persone, anche lontane dall’associazione, in un clima di festa bello.
Infine l’altro punto di forza sono i responsabili del nuovo consiglio diocesano, tutti i nuovi e vecchi Presidenti parrocchiali, gli educatori che con generosità hanno dato la loro disponibilità a proseguire, insieme ai nostri preziosi assistenti, il cammino dell’associazione, che mai si interrompe ma che grazie al lavoro silenzioso fedele e appassionato di tanti laici traccia un percorso che se aperto al soffio dello Spirito è capace di convertire il cuore degli uomini.

5) L'associazionismo cattolico non vive una stagione felicissima: numeri meno robusti di un tempo, poco ricambio. Perché?
L’associazionismo è l’antitesi della cultura dominante dell’individualismo, dell’efficientismo, dell’ora e qui, del relativismo, quindi è fisiologico che stia attraversando un periodo difficile. L’associazione è un allenamento a considerare il tutto superiore alla parte, a promuovere la persona in relazione invece dell’affermazione dell’individuo, inoltre prevede processi lunghi di condivisione e l’accettazione del proprio limite per il bene dell’altro. La difficoltà dell'associazionismo ha una delle sue manifestazioni anche nella crisi dei sistemi democratici con un conseguente depauperamento della coscienza civile e del concetto di solidarietà. La fase pandemica sembrava averci convinto ad una inversione di marcia, che però al momento non ha avuto concretizzazioni, anzi sembra che ci sia una tendenza all’inasprimento, anche in campo politico, di forme di sopraffazione individualista come singoli e come stati, come la situazione attuale dimostra.

6) L’associazionismo rimane però linfa vitale per il laicato e la Chiesa...
Assolutamente si, anzi credo che sia il necessario antidoto per quello che dicevo, anche perché accanto alle tendenze negative di isolamento e di ricerca della soddisfazione dei bisogni e desideri individuali anche a discapito dell’altro, c’è una forte ricerca di appartenenza, di relazione, di domanda inespressa di condivisione di obiettivi comuni, soprattutto nella fascia dei più giovani .
Inoltre credo che l’attivare dei percorsi e dei luoghi nella Chiesa e nella società che consentano di avere spazi di riflessione, discernimento e approfondimento condivisi e che quindi operino in quello stile sinodale a cui Papa Francesco richiama continuamente, sia vitale per la costruzione di comunità che si riconoscano tali e per promuovere società democratiche mature, di cui oggi c’è estremo bisogno. Nell’Evangelii gaudium , Papa Francesco afferma che “ l’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari. L’azione pastorale deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali”. Se poi pensiamo alle sfide che si apriranno con l’Intelligenza artificiale sul piano sociale, l’associazionismo potrebbe costituire davvero una risorsa determinante.

7) Che augurio fai all’associazione diocesana?
Le auguro di rimanere fedele a se stessa con la disponibilità ad intraprendere con coraggio tutti quei percorsi nuovi che lo Spirito Santo suggerirà nella lettura attenta e profonda dei segni dei tempi.
Le auguro di essere sempre più popolare perché in essa tutti si sentano a casa, le auguro di non perdere mai di vista la formazione e la cura di tutti i ragazzi e giovani delle nostre parrocchie, di non abbandonare le giovani famiglie e i nostri saggi e preziosi anziani, di aiutare le nostre parrocchie in tutti quei processi di trasformazione a cui saranno chiamate, di non perdere mai il senso profondo del servizio che svolge nel nome del Signore, con la Chiesa, per la nostra Diocesi. Per tutto questo le auguro di riporre al centro l’essenziale e cioè dei seri cammini di formazione spirituale e umana attraverso la promozione della vita di gruppo nelle comunità parrocchiali, perché diventino gli spazi di incontro tra il sacro e l’umano in cui ognuno possa riscoprire il senso profondo della propria esistenza e spazi in cui crescere come laici, che consapevoli del proprio Battesimo diventino portatori di novità, di speranza e di pace. Le auguro di non scoraggiarsi mai di fronte ai piccoli numeri, ai deserti, agli insuccessi, perché nella fragilità il Signore si manifesterà con più forza. Sono certa che conoscendo tutta la bellezza e le risorse dei nuovi consiglieri, dei nuovi presidenti parrocchiali, l’AC farà una buona e grande semina e saprà ancora una volta essere un importante supporto alla nostra Chiesa diocesana a cui chiediamo fiducia e sostegno.

Intervista a Simona Granchi presidente diocesano in carica

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